Diario dallo sciopero della fame - giorno 2


Ho ridotto di un altro 10% la pappa. A metà mattinata ho avuto un lieve calo della pressione arteriosa, un lieve mancamento risoltosi alzando di più le gambe. Per il resto mi sento bene e la mia casa non è mai stata affollata come in queste ore.
Devo rispondere ai tanti messaggi di solidarietà, ma me ne manca il tempo. Noto un aspetto curioso in tutte queste mail. Qualcuna proviene da religiosi e si sente la formazione spirituale, il sostegno espresso tradisce la cultura dell’autore ed il fatto che, nell’intimo, traspare una qualche sorta di dialogo con il grande architetto. Per me, agnostico, è un’esperienza nuova.
La maggioranza, invece, esprime una vicinanza colma di rabbia, rancorosa verso il potere, c’è qualcosa che trascende la generica solidarietà per rivolgersi a maledire i potenti che vivono nelle loro torri d’avorio, irrimediabilmente lontani anni-luce dai problemi reali della gente. E’, a suo modo, una sorta di piccolo saggio sociologico e politico: la luna di miele col governo dei tecnici è finita, anche loro son lì per difendere interessi forti, incuranti di far macelleria sociale e sordi alle richieste provenienti dal basso, come le nostre. Interessante.
Mentre scrivo mia moglie si lamenta che nessuno se la fila, eppure è in sciopero della fame totale da ieri. Ha ragione. Squilla il telefono, è Nino, il medico di famiglia, che s’informa. Ho intavolato una virtuale trattativa con lui, prima di cominciare. Chiedeva che scalassi del 5% a giorni alterni, una cosa poco seria; io ho azzardato cifre da urlo, così alla fine s’è fatto come volevo io.
Grande amico, Nino, è il primo lettore dei libri che scrivo.
Ma, mi raccomando, non ditegli che ho barato.
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